La chiesa dei Ss. Michele e Magno in Borgo S. Spirito a Roma ha una storia plurisecolare che presentiamo, seppur schematicamente, legata ad eventi e decisioni papali. Attualmente essa è una chiesa filiale del Capitolo della Basilica Papale di S. Pietro; dal 1658 ne è usufruttuaria l’Arciconfraternita del SS. Sacramento nella Basilica vaticana e, dal 1989, è utilizzata anche dalla Missione Olandese per gli olandesi residenti o di passaggio a Roma.
La più antica testimonianza risale all’anno 854, allorquando Leone IV sancisce la dipendenza della chiesa di S. Michele dei Frisoni dal monastero vaticano di S. Martino. Nel 1053 Leone IX ne conferisce il possesso ai canonici di S. Pietro, insieme ad altri beni e pertinenze spettanti al monastero suddetto. Qualche decennio più tardi, nel 1084, la chiesa altomedioevale viene distrutta dalle truppe normanne di Roberto il Guiscardo. La ricostruzione ex novo della chiesa culmina nel 1141 allorquando Innocenzo II consacra la nuova chiesa romanica, di cui l’edificio attuale conserva l’impianto.
Nel 1198 Innocenzo III ribadisce la dipendenza della chiesa dal Capitolo di S. Pietro in qualità di “chiesa filiale”, riservando a sé e ai suoi successori la giurisdizione sul clero officiante. Da testimonianze risalenti agli anni 1286-1287 si apprende che la chiesa è servita da un collegio di chierici con a capo un arciprete e una parte dei suoi beni immobili è acquistata dal cardinale Latino Malabranca. Nel 1447 Eugenio IV affida la chiesa in commenda al vescovo di Ravenna, Bartolomeo Roverella, quale ricompensa dei lavori di restauro da questi intrapresi presso di essa.
Nel 1512 Giulio II annette la chiesa al patrimonio della nuova cappella musicale della basilica vaticana, la “Cappella Giulia”, di cui il medesimo pontefice riconosce il Capitolo vaticano quale unico e legittimo amministratore.
Nel 1632 Urbano VIII, con il consenso del Capitolo vaticano, approva l’erezione presso la chiesa dell’associazione del clero detta “Congregazione dei Cento Preti e Venti Chierici”, cui viene concesso l’utilizzo dell’altare dell’Immacolata Concezione. Nel 1637 la chiesa sopperisce alle esigenze di culto del Pontificio Seminario Romano Minore, sorto da poco nelle sue immediate adiacenze. Tale consuetudine si prolungherà fino al 1726.
Il 1 marzo1658 la chiesa e i locali annessi sono dati in usufrutto – ma non in proprietà – dal Capitolo all’Arciconfraternita del SS. Sacramento della basilica vaticana.
Tra il 1755-1759 per ordine di Benedetto XIV ha luogo il quasi totale rifacimento della chiesa. Il progetto, finanziato dal Capitolo vaticano, viene affidato all’architetto Carlo Murena. La chiesa viene riconsacrata il 6 maggio 1759.
Nel 1860 un incendio arreca notevoli danni al soffitto della chiesa. I restauri vengono eseguiti per conto del Capitolo vaticano. Nel 1909 sono necessari nuovi restauri, per i quali il Capitolo stanzia un ulteriore somma di denaro.
Dal 1913 al 1961 l’uso della chiesa, è concesso da parte dell’Arciconfraternita, ad attività pastorali e spirituali di vari istituti di vita consacrata.
Dal 1989 ad oggi la chiesa è usata per la pastorale degli olandesi a Roma, come già ricordato. Tra il 1992 e il 1993 vengono portati a termine importanti lavori di restauro del tetto della chiesa, e di “rassodamento” del campanile che minacciava di crollare. Nel 2000 a compimento dei lavori di restauro, di cui è stata fatta oggetto, viene riaperta ai pellegrini la così detta Scala Santa annessa alla chiesa.
Un evento di portata storica è la visita nel 1995 di S. Giovanni Paolo II che consacra il nuovo altare mensa collocandovi le reliquie dei santi Magno, Willibrord e Servazio.
Con l’anno santo del 2025 la chiesa, sotto la guida dell’Arciconfraternita, è fruibile da pellegrini, da visitatori e da gruppi ecclesiali tutti i giorni della settimana ad eccezione della domenica pomeriggio e del lunedì.

Veduta del colonnato di piazza S. Pietro e a sinistra ingresso alla chiesa in Largo degli Alicorni, 21.

Scalinata che porta alla chiesa.

Viale e controfacciata della chiesa.

Navata centrale della chiesa vista dalla porta d’ingresso.

Navata centrale della chiesa vista dal presbiterio.

Altare, tabernacolo eucaristico e pala dipinta da Nicolò Ricciolini nel 1757.

Particolare della pala d’altare: S. Michele Arcangelo appare, sul mausoleo di Adriano, al papa S. Gregorio Magno e a S. Magno vescovo.

Altare mensa con la pietra su cui, secondo la tradizione, fu adagiato Gesù bambino nella presentazione al Tempio di Gerusalemme. La pietra si trovava nella chiesa di S. Giacomo Scossacavalli oggi scomparsa.

Madonna delle Grazie (al centro) tra i Ss. Pietro e Paolo e cori angelici: olio su tela di anonimo del secolo XVIII.

Navata di destra della chiesa con la statua dell’Immacolata Concezione. In alto ovali (1756-1759) raffiguranti da sinistra a destra: S. Bonifacio, vescovo e martire; Sant’Abondio, confessore; S. Carlo Borromeo, vescovo e confessore; S. Svitberto, vescovo e confessore. In basso a sinistra: parte degli scanni usati dai Padri conciliari nella Basilica di S. Pietro durante il Concilio Ecumenico Vaticano II.

Statua dell’Immacolata Concezione: stucco di anonimo del secolo XVIII.

Navata di sinistra della chiesa con la tela dei SS. Pietro e Paolo. In alto: ovali di pittore ignoto (1756-1759) raffiguranti da sinistra a destra: B. Antonio Fatati, vescovo e confessore; S. Teodoro, confessore; S. Villibrordo, vescovo e confessore; S. Leone III, papa e confessore.

Santi Pietro e Paolo: olio su tela di Ludovico Stern secolo XVIII.

Organo a canne del secolo XVIII.

S. Leone III, papa, con in mano la pianta della chiesa del 1141.

Sacrestia, colonna della chiesa del XII secolo.

Epigrafe medievale (sec. XIII ex.-XIV in.) che ricorda il rinvenimento a Fondi e la traslazione a Roma delle reliquie di S. Magno.

Fonte battesimale.

Busto di S. Tito Brandsma.

Porta della “Scala Santa” da Borgo S. Spirito sormontata da una pittura del Ecce homo di autore ignoto.

Scala Santa

Crocifisso

Campanile, opera di maestranze romane della seconda metà del sec. XII.

